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Musica – frequenze, danni e congetture

Come il linguaggio, la musica è presente in tutte le società umane sia antiche che moderne: come la capacità di comprendere il linguaggio parlato compare senza sforzo apparente nelle prime fasi dello sviluppo infantile, così la capacità di apprezzare la musica non sembra richiedere un addestramento specifico. Una diffusione così capillare di una capacità tanto complessa induce a pensare che essa sia stata selezionata a favore nel corso dell’evoluzione umana e che il suo possesso debba quindi aver apportato un vantaggio adattativo; non è tuttavia affatto chiaro in cosa consista tale vantaggio. La presenza universale della musica in tutte le società umane note, moderne, antiche e anche estinte (in Cina sono stati rinvenuti flauti databili a circa 6.000 anni a.C. e recentemente è stato molto discusso il ritrovamento in Slovenia di un presunto flauto forse attribuibile all’Uomo di Neanderthal), pone dunque dei quesiti di grande rilevanza, tra cui quello delle sue origini filogenetiche, di come cioè le capacità musicali siano evolute e di quali vantaggi adattativi esse abbiano comportato, la cui soluzione preliminare sarebbe fondamentale per la comprensione di questa diffusione e delle caratteristiche anatomiche e funzionali che entrano in gioco nel possesso della capacità di produrla, ascoltarla ed apprezzarla.

Quali possono dunque essere le funzioni adattative della musica? E’ possibile che un insieme così complesso e organico di capacità, che presuppongono l’esistenza di strutture e processi altamente sofisticati non sia che un sottoprodotto casuale di adattamenti sorti per altre, più rilevanti, funzioni?

E’ veramente difficile ammetterlo, come sarebbe difficile ammetterlo per il linguaggio. D’altro canto, è evidente che, a differenza dal linguaggio, che permette di comunicare un numero infinito di significati agli altri individui, la musica non sembra produrre alcuna specifica conseguenza significativa immediatamente identificabile. Nonostante le varie ipotesi avanzate negli anni, le sue origini e il suo significato adattativo restano dunque ancor oggi misteriosi.

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