Achille VS Agamennone

Scontro tra antichi titani

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Le Sabine 1794-1799-a3c2daaa

Nell’argomentazione di Achille, Agamennone è accusato di mancare di rispetto e dei requisiti fondamentali per una leadership che goda di vera autorità e di essere incapace di suscitare un’obbedienza pronta in battaglia. Da questa considerazione generale, il figlio di Peleo applica al suo caso personale gli effetti di questa condotta. Il comportamento di Agamennone rompe il patto in base al quale Achille e gli altri re si sono recati a Troia per servire la causa atride. Come ha ben notato Di Donato, nella narrazione della spedizione di Troia fatta da Achille «le ragioni, per così dire, storiche della spedizione sono rievocate in una logica di rivendicazione di interessi da tutelare e di forme e norme di reciprocità da rispettare. Proprio il beneficiario del rispetto di tutte queste, Agamennone in persona (autos) minaccia di sottrarre la sanzione finale, ex post, del contratto sociale collettivo, il geras che per Achille è stato legittimato dalla attribuzione sociale». Con la minaccia di sottrarre impunemente il geras di Achille, Agamennone invalida la relazione stessa di subordinazione di Achille, che si era volontariamente messo al servizio degli Atridi, e che per impedire il suo disonore annuncia di recedere dal patto che è stato così violato.

Nelle parole che chiudono la contesa, Achille mette in pratica le indicazioni per così dire retoriche di Atena, convertendo la sua rabbia omicida in parole che hanno sul piano dell’immagine pubblica di Agamennone un effetto non meno omicida. Agamennone è apostrofato come «cuore di cervo», descritto come un vigliacco che se ne sta nascosto nella sua tenda ad ammassare i frutti della fatica e del coraggio altrui, senza avere il fegato di combattere in prima linea o di affrontare il rischio degli agguati, appannaggio dei primi guerrieri. La base del suo potere non è che la vigliaccheria dell’esercito, che non ha l’ardire di unirsi alla sua protesta e di opporsi al sopruso del re. Agamennone è un re, ma un demoboros basileus, un re che divora il suo popolo.

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