Per l’algoritmo Euro 2024 lo vincerà l’Inghilterra

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È iniziato l’Europeo (ma questo articolo l’ho scritto prima di Germania-Scozia, partita durante la quale mi sarò certamente sbronzato a prescindere dal risultato) e se c’è una cosa buona che questo inizio porta con sé è la fine – si spera – degli articoli con i pronostici. Sono stati giorni di agonia per chi era costretto a leggere cose tipo “se Bellingham torna quello di inizio stagione può fare la differenza”, “Mbappé è fortissimo”, “se l’Italia saprà innescare Scamacca, l’attaccante dell’Atalanta potrebbe essere decisivo”, “la vittoria dell’Europeo sarebbe la consacrazione perfetta per Toni Kroos” (mancano “la palla è rotonda” e “più dei campioni è il gruppo che fa la differenza”). 

Prima di un torneo tutti si sentono in dovere di dire chi sarà secondo loro la squadra campione, chi la sorpresa, chi il capocannoniere, chi il flop. Lo ha naturalmente fatto Mourinho, che da quando ha lasciato la Roma ne dice molte, ma almeno una l’ha azzeccata: l’Italia è una squadra senza talenti. Lo Special One ha previsto, come da contratto, la vittoria del Portogallo. Contro l’Inghilterra. Non credo che potrei sopravvivere a un’altra sconfitta in finale dei Tre Leoni, in quel caso sono pronto a chiedere la testa di Southgate a Piccadilly Circus.

È vero che l’Europeo è una competizione da ubriachi in cui raramente vince il più forte (no, non comincerò a rivangare le notti magiche di Danimarca e Grecia, tranquilli), ma il Portogallo ha un enorme elefante nella stanza chiamato Cristiano Ronaldo. Da quando fa il fenomeno tra gli analfabeti del calcio sauditi CR7 ha perso la titolarità in Nazionale, e leggo che tenta di spacciarsi per comune mortale dicendo che a volte si concede un panino o una pizza “altrimenti i miei figli pensano che sono un padre noioso”. Con il fado che ancora gli brucia dal Mondiale farsa che incoronò Messi in Qatar, Ronaldo dovrà decidere se mettersi a disposizione della squadra e accettare di giocare di meno o fare l’isterica e rompere i coglioni a tutti. Lui un Europeo lo ha già vinto. Da bordo campo. Ma poiché, come dice my sister Kate O’Malley, ognuno ha le sue perversioni, sono andato a vedere le previsioni del solito algoritmo: secondo l’intelligenza artificiale la mia Inghilterra ha il 19,9 per cento di possibilità di vincere, ben lo 0,8 per cento in più della Francia. Terza la Germania, quarta la Spagna. L’Italia ha il 5 per cento di possibilità di vincere. Gli stessi pronostici che potrei fare io se mi raggiungete al pub dopo la terza Guinness. Ma giuro che mi farei pagare meno di Opta.

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È iniziato l’Europeo (ma questo articolo l’ho scritto prima di Germania-Scozia, partita durante la quale mi sarò certamente sbronzato a prescindere dal risultato) e se c’è una cosa buona che questo inizio porta con sé è la fine – si spera – degli articoli con i pronostici. Sono stati giorni di agonia per chi era costretto a leggere cose tipo “se Bellingham torna quello di inizio stagione può fare la differenza”, “Mbappé è fortissimo”, “se l’Italia saprà innescare Scamacca, l’attaccante dell’Atalanta potrebbe essere decisivo”, “la vittoria dell’Europeo sarebbe la consacrazione perfetta per Toni Kroos” (mancano “la palla è rotonda” e “più dei campioni è il gruppo che fa la differenza”). 
Prima di un torneo tutti si sentono in dovere di dire chi sarà secondo loro la squadra campione, chi la sorpresa, chi il capocannoniere, chi il flop. Lo ha naturalmente fatto Mourinho, che da quando ha lasciato la Roma ne dice molte, ma almeno una l’ha azzeccata: l’Italia è una squadra senza talenti. Lo Special One ha previsto, come da contratto, la vittoria del Portogallo. Contro l’Inghilterra. Non credo che potrei sopravvivere a un’altra sconfitta in finale dei Tre Leoni, in quel caso sono pronto a chiedere la testa di Southgate a Piccadilly Circus.
È vero che l’Europeo è una competizione da ubriachi in cui raramente vince il più forte (no, non comincerò a rivangare le notti magiche di Danimarca e Grecia, tranquilli), ma il Portogallo ha un enorme elefante nella stanza chiamato Cristiano Ronaldo. Da quando fa il fenomeno tra gli analfabeti del calcio sauditi CR7 ha perso la titolarità in Nazionale, e leggo che tenta di spacciarsi per comune mortale dicendo che a volte si concede un panino o una pizza “altrimenti i miei figli pensano che sono un padre noioso”. Con il fado che ancora gli brucia dal Mondiale farsa che incoronò Messi in Qatar, Ronaldo dovrà decidere se mettersi a disposizione della squadra e accettare di giocare di meno o fare l’isterica e rompere i coglioni a tutti. Lui un Europeo lo ha già vinto. Da bordo campo. Ma poiché, come dice my sister Kate O’Malley, ognuno ha le sue perversioni, sono andato a vedere le previsioni del solito algoritmo: secondo l’intelligenza artificiale la mia Inghilterra ha il 19,9 per cento di possibilità di vincere, ben lo 0,8 per cento in più della Francia. Terza la Germania, quarta la Spagna. L’Italia ha il 5 per cento di possibilità di vincere. Gli stessi pronostici che potrei fare io se mi raggiungete al pub dopo la terza Guinness. Ma giuro che mi farei pagare meno di Opta.

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È iniziato l’Europeo (ma questo articolo l’ho scritto prima di Germania-Scozia, partita durante la quale mi sarò certamente sbronzato a prescindere dal risultato) e se c’è una cosa buona che questo inizio porta con sé è la fine – si spera – degli articoli con i pronostici. Sono stati giorni di agonia per chi era costretto a leggere cose tipo “se Bellingham torna quello di inizio stagione può fare la differenza”, “Mbappé è fortissimo”, “se l’Italia saprà innescare Scamacca, l’attaccante dell’Atalanta potrebbe essere decisivo”, “la vittoria dell’Europeo sarebbe la consacrazione perfetta per Toni Kroos” (mancano “la palla è rotonda” e “più dei campioni è il gruppo che fa la differenza”). 

Prima di un torneo tutti si sentono in dovere di dire chi sarà secondo loro la squadra campione, chi la sorpresa, chi il capocannoniere, chi il flop. Lo ha naturalmente fatto Mourinho, che da quando ha lasciato la Roma ne dice molte, ma almeno una l’ha azzeccata: l’Italia è una squadra senza talenti. Lo Special One ha previsto, come da contratto, la vittoria del Portogallo. Contro l’Inghilterra. Non credo che potrei sopravvivere a un’altra sconfitta in finale dei Tre Leoni, in quel caso sono pronto a chiedere la testa di Southgate a Piccadilly Circus.

È vero che l’Europeo è una competizione da ubriachi in cui raramente vince il più forte (no, non comincerò a rivangare le notti magiche di Danimarca e Grecia, tranquilli), ma il Portogallo ha un enorme elefante nella stanza chiamato Cristiano Ronaldo. Da quando fa il fenomeno tra gli analfabeti del calcio sauditi CR7 ha perso la titolarità in Nazionale, e leggo che tenta di spacciarsi per comune mortale dicendo che a volte si concede un panino o una pizza “altrimenti i miei figli pensano che sono un padre noioso”. Con il fado che ancora gli brucia dal Mondiale farsa che incoronò Messi in Qatar, Ronaldo dovrà decidere se mettersi a disposizione della squadra e accettare di giocare di meno o fare l’isterica e rompere i coglioni a tutti. Lui un Europeo lo ha già vinto. Da bordo campo. Ma poiché, come dice my sister Kate O’Malley, ognuno ha le sue perversioni, sono andato a vedere le previsioni del solito algoritmo: secondo l’intelligenza artificiale la mia Inghilterra ha il 19,9 per cento di possibilità di vincere, ben lo 0,8 per cento in più della Francia. Terza la Germania, quarta la Spagna. L’Italia ha il 5 per cento di possibilità di vincere. Gli stessi pronostici che potrei fare io se mi raggiungete al pub dopo la terza Guinness. Ma giuro che mi farei pagare meno di Opta.

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